Jurassic master
L’industria dei master in business administration sta andando incontro ad una profonda ristrutturazione? Il tema è nell’aria. Non soltanto perché l’offerta è sempre più affollata (basta un’occhiata alle ultime pagine dell’Economist). E neppure solo perché i “lucrative overseas students” sono ormai nel mirino di tutte le università, contesi con il coltello tra i denti (vedi il post di ieri).
La questione è più sostanziale. Il modello MBA, molto anglosassone, nasce in un mondo dominato dalle grandi imprese e si rivolge a chi, per lo più con in tasca una laurea in economia o in legge, si proietta verso una carriera di manager all’interno di una grande organizzazione. La business administration è modellata sulla impresa verticalmente integrata che comprende al suo interno tutte le fasi, dallo sviluppo prodotto, alla manifattura, al marketing e alla vendita. Ed anche quando questo modello di impresa subisce la cura dimagrante del downsizing e dell’outsourcement, cambiano le dimensioni ma non cambia l’impostazione. Comunque concepita a partire da un centro al quale tutte le funzioni vanno ricondotte. Per gestire il quale un MBA è comunque un buon viatico, perché propone un percorso che seziona ordinatamente le fasi della vita aziendale e introduce il futuro manager all’interno di ciascuna di esse selezionandone le competenze più adatte.
Roba di altri tempi insomma. Non perché le imprese ad integrazione verticale siano scomparse dalla faccia della terra, quanto piuttosto perché non ne nascono più come in passato. Le nuove aziende sono strutturate in forme molto meno tradizionali, specialmente quando si basano su un alto contenuto di conoscenza. E’ il modello modulare, dell’integrazione orizzontale. Ciascuna impresa ha un suo nucleo originale attorno al quale ricompone di volta in volta, secondo le esigenze, un cluster di competenze e tecnologie derivate da altre imprese, in una rete più o meno stretta di alleanze e collaborazioni. Non conta avere tutto in casa, ma sapere dove cercare quello di cui si ha bisogno e ricombinarlo creativamente a partire dai propri punti di forza.
In questo quadro il prodotto tipico del MBA è un pesce fuor d’acqua. Formato per inserirsi in una organizzazione stabile e disegnata fin nei minimi dettagli, non è il soggetto più adatto a ricollocarsi rapidamente nel nuovo scenario che esalta imprenditorialità individuale, creatività e modularità. Il nuovo scenario scoraggia la formazione di routine e premia invece gli approcci cross-over aperti e imprevedibili, capaci di interpretare il nuovo paradigma. Il successo ripaga il pensiero “out of the box” che si fonda sul principio di convergenza tra diversi. Più si riesce a trovare punti di contatto tra mondi e prospettive lontani, meglio è. Perché oggi il cambiamento va gestito rispettando la complessità, non eliminandola.
Ne consegue che le competenze più richieste dalle imprese knowledge-based sono (e saranno sempre di più) quelle che favoriscono la gestione del cambiamento, della complessità e della convergenza tra prospettive diverse. Come business e scienza, scienza e tecnologia, tecnologia e società. Un compito non più riservato agli specialisti della business administration ma richiesto ormai a tutti quelli che lavorano nelle imprese di nuovo modello, indipendentemente dalla loro formazione. Anzi si verifica che sono proprio le professioni tecniche, a base scientifica, quelle su cui più si punta per un’iniezione di competenze supplementari legate al tema dell’imprenditorialità e del change management. Come insegna quello che avviene nei dipartimenti tecnologici delle università americane, dove si preme l’acceleratore sull’integrazione di discipline un tempo separate e lontane come l’ingegneria, la psicologia, le scienze della vita, la computer science e persino l’architettura e il design (vedi qui). O come emerge dall’interesse sempre più forte per il tema della social enterprise, considerata non a torto una scuola di pensiero collaborativo e di formazione al networking: due aspetti che stanno conquistandosi spazio nel nuovo paradigma di impresa e nel business di nuova generazione.
Si capisce perché il mondo delle MBA e delle school of business è traversato da una sottile ma chiara inquietudine. La realtà alla quale erano funzionali è cambiata. E la sfida del nuovo mondo riguarda tutta l’università e non più soltanto la componente orientata all’impresa.
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