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Gabriele, Milgram e Nova

Glocal. Così il commento stringato di Pierangelo nell’SMS con cui dalla redazione mi invia il numero di telefono di Gabriele. In risposta al mio, in cui scherzavo sul fatto che il sole non tramonta mai sulla rete di Nova. Neppure a Pechino.

E davvero glocal è questa microcomunità internazionalizzata di italiani che occupandosi in cento modi diversi di innovazione finisce per incrociarsi sempre, da ogni direzione provenga. Come in una versione della teoria di Milgram, quella dei sei gradi di separazione, però più corta: in cui bastano due o al massimo tre passaggi per entrare immediatamente in contatto con tutti quelli che, nel nostro paese, si occupano di tecnologie, creatività, ricerca e nuovi media. Ovunque siano, nel mondo.

Milgram ne concludeva che i social network funzionano, eccome. A me – che empiricamente ne faccio esperienza sul campo – piacerebbe capire se il potenziale latente in questa rete di rapporti può aiutare a correggere la frammentazione e la dispersione, contro cui si scontra nel nostro paese chi è impegnato sui temi della ricerca e dell’innovazione. Non per estirpare l’individualismo nazionale (impossibile, e forse anche dannoso) ma per compensare con forme sociali la fragilità sistemica che in Italia nessuna istituzione ha mai saputo superare. Con un bell’innesto di reti corte e reti lunghe per sfuggire al lato oscuro di localismo e familismo, e trasferirne gli aspetti virtuosi sulla capacità di affrontare il mondo in compagnia anziché da soli. Quel che altrove si fa potendo contare sulla realtà di paesi-sistema, che da noi invece è solo una formula retorica buona per i convegni.

Tornando a Gabriele Barbati e alla dimensione “local”. Se non lo avessi incontrato in quanto blogger di Nova, ci sarei comunque andato a sbattere contro per altre vie. Ben due per la precisione.

Perché è il nome che prima di partire mi aveva fatto Emilio, corrispondente da Tokyio di SkyTG24, di passaggio a Trento per seguire il filmfestival della montagna. Emilio che avevo conosciuto quando eravamo stati in Giappone per i test della casa in legno e poi rivisto dalle mie parti per i Suoni delle dolomiti.

E perché Gabriele è anche tra gli amici più stretti di Marcello, incontrato a Washington qualche giorno fa, che è trentino, si occupa da economista dei problemi connessi alla gestione delle risorse idriche presso l’Interamerican Development Bank, ha conosciuto la moglie indiana mentre studiava in Inghilterra, ed è figlio di Carlo, in compagnia del quale sto viaggiando in Cina.

Troppo facile, avrebbe detto Milgram. Altro che social network, qui siamo quasi alla famiglia allargata. Ma questo è proprio il punto: siamo italiani, facciamocene una ragione e caviamo qualche vantaggio dal fatto che da noi non serve contare fino a sei per conoscerci tutti.