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Dati sensibili

Per provare a ridurre i sei centimetri che separano l’occhio dal cervello ora c’è un video. La guest star è ancora una volta Hans Rosling.

Ma  il tema è sempre più caldo e fioriscono iniziative che remano nella stessa direzione, come questa della United Nations Economic Commission for Europe. UNECE ha messo on-line i propri dati, seguendo il principio secondo cui l’accesso agevole alla conoscenza statistica è un requisito sempre più importante per consentire, non solo agli addetti ai lavori ma a chiunque senta il bisogno di formarsi un’idea a partire da conoscenze e non da pregiudizi, di fare i conti con la complessità in cui siamo immersi.

L’overdose di dati non è più soltanto una malattia professionale degli statistici. Nuovi strumenti per estrarre conoscenza dall’informazione sono un’esigenza da cui dipende la qualità dell’agire, praticamente in ogni settore della vita economica e civile.

C’è una distanza da colmare. Viviamo in una condizione dissociata in cui la percezione collettiva tende a divergere dai fatti: i dati dicono, ad esempio, che la percentuale di criminalità è in calo da anni (nel nostro paese e nel resto d’Europa), mentre il senso di allarme sociale non fa che crescere. La realtà è rappresentata per quello che non è, con lo scopo di speculare sull’emozione e sulla reazione viscerale. Ripartire dai dati per creare conoscenza non è quindi più soltanto il rovello professionale di una categoria di specialisti, bensì il tema che discrimina buona e cattiva informazione, buona e cattiva politica. Nei sei centimetri di cui parla Rosling c’è un sacco da fare per un’etica del nostro tempo.