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31/07/08

Internet pubblica? Non demonizziamo, please.

Lavoce.info questa settimana pubblica un intervento che non lascia a spazio a dubbi. La tesi tuttadunpezzo è: Internet di Stato, no grazie! Alfonso Fuggetta stigmatizza gli interventi del pubblico nella realizzazione di reti di telecomunicazione, in quanto distorsive del mercato e non rispettose del ruolo degli operatori privati alla cui concorrenza il settore deve essere affidato.

Dall'accusa di indebita ingerenza, che si accompagna a quella di investimenti pubblici improduttivi, non sembra sottrarsi neppure la Provincia di Trento, citata da lavoce.info come esempio di pubblica amministrazione regionale che non si limita a rendere il servizio disponibile alle strutture pubbliche ma svolge un vero e proprio servizio di connettività.

Magnifica teoria, quella dell'intervento pubblico che deve limitarsi al ruolo di regolazione e al sostegno della domanda debole tramite sovvenzioni mirate. Peccato solo che se in Trentino avessimo seguito la regola aurea del primato degli operatori di mercato ancora oggi 151 comuni dei nostri 223 non sarebbero raggiunti dall'ADSL. Perché sono piccoli, periferici e senza un volume di domanda in grado di renderli appetibili agli operatori di TLC. Perché in alcuni casi non sono serviti neanche dalla telefonia cellulare. Perché sono quelli a maggior rischio di spopolamento, in aree montane dove la differenza può essere fatta da due o tre coppie giovani che decidono di restare o di andare via. Perché il digital divide esiste anche dentro i confini di una regione del nord.

I cento e più milioni di euro che sono stati investiti per realizzare una rete in fibra ottica di 700 chilometri tra le valli trentine (che danno la dimensione di quanto pochi siano i settecento milioni di euro stanziati dal governo nazionale per il potenziamento delle reti a banda larga) non sono una bazzecola neppure per il ricco Trentino. E sono investimenti che avremmo preferito indirizzare altrove se vi fossero state società telecom in grado di farsi avanti al posto della Provincia.

Naturalmente questa scelta (obbligata) non si traduce in una commistione di ruoli. Contrariamente a quello che sembrerebbe suggerire Fuggetta in Trentino gestione della rete e fornitura di servizi alla clientela privata sono state ben separate. Né potrebbe essere diversamente visto che alle società costituite come in-house pubbliche nel rispetto della normativa Bersani non è consentita la gestione di attività economiche in concorrenza con soggetti privati. Quindi, per tornare al caso specifico, la Provincia si è fatta carico della realizzazione di un'infrastruttura sulla quale nessun privato altrimenti avrebbe investito, senza però che questo abbia indotto il soggetto pubblico ad agire come operatore (ad eccezione dei servizi erogati a favore delle proprie strutture). L'accesso alla rete è assicurato da più provider privati in concorrenza tra loro, in grado di praticare tariffe che scontano l'"alleggerimento" dei conti aziendali in virtù di investimenti infrastrutturali pubblici.

Forse l'esempio trentino farà storcere il naso a qualche purista. Ma onestamente preferisco qualche smagliatura teorica e paesi di montagna connessi, piuttosto che il contrario. Il richiamo alle regole di mercato da parte de lavoce.info è più che appropriato, però ne andrebbero ricordati anche i fallimenti. Non rari, ahimé.


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Commenti

Ciao,
sono un trentino emigrato a Milano.
Ho trovato questo articolo interessante.
La regione Trentino-AA e` quella con il minor numero di laureati ogni 100 abitanti di tutta Italia; questo e` dovuto al fatto che tantissimi laureati trentini sono costretti ad emigrare per sempre dalla loro bella regione perche` questa non offre prospettive di lavoro adeguate per loro.
Mi domando se l'ADSL a Spormaggiore o Bresimo fornisca un servizio degno del costo sostenuto dalla collettivita` nazionale...

L'ADSL prima era un sogno per circa il venti per cento della popolazione trentina (proprio la più periferica) ed ora non lo è più. E nel futuro la connettività sarà assicurata tramite una rete in fibre ottiche molto estesa. Senza questo genere di infrastrutture non sono molte le speranze di trattenere giovani (specie i più formati) sul nostro territorio. O di fare sviluppo locale adeguato alle esigenze del nostro tempo. Per questo, dal punto di vista di una pubblica amministrazione che ha il dovere di ampliare le opportunità a disposizione della propria comunità, non ho dubbi che si tratti di investimenti necessari.

Speriamo, caro Gianluca!
Noi trentini siamo sempre molto ottimisti e fiduciosi nelle istituzioni (e in generale); siamo abituati cosi` fin dai tempi dell'impero...
Sicuramente e` molto bello avere l'ADSL in casa.
Semplicemente vorrei dire che, secondo me, non e` questa la cosa importante, ma una certa formazione umana. Ossia, vedo una mentalita` molto molto localistica; non e` colpa di nessuno, e` il nostro retaggio storico; ma un trentino piu` aperto, che avesse fiducia non solo in se stesso ma anche di "navigare alto"... beh, nel mondo di Google, Fineco e delle strutture competitive aperte sarebbe veramente fantastico!
Non credi?
L'ADSL, come tutte le "macchine", porta frutto se viene usata bene; ossia con la giusta mentalita`. Se verra` usata solo per scaricarsi i film pirata da e-mule non portera` buoni frutti. Se verra` usata per comunicare informazioni che danno valore aggiunto allora portera` molti frutti nelle valli.
Vedremo dai frutti se questo investimento pubblico sia stato buono oppure no...
Un caro saluto a te e ai nostri 4 lettori

Condivido alla lettera e sottoscrivo. Anch'io penso che le infrastrutture siano solo una pre-condizione. Il più è ancora da fare... Ricambio il saluto e ti aspetto quando passi da queste parti.

L’assessore Salvatori replica al mio articolo con una affermazione inesatta sulla quale costruisce tutta la sua replica. Dice infatti riferendosi al mio articolo: “Magnifica teoria, quella dell'intervento pubblico che deve limitarsi al ruolo di regolazione e al sostegno della domanda debole tramite sovvenzioni mirate.” Non so se sia magnifica, ma certamente non è la mia o non lo è completamente. Nel mio articolo, infatti, si dice che i livelli di intervento sono tre, non due come afferma l'assessore. In particolare propongo: regole, sostegno alla domanda e coinvestimento per la realizzazione di infrastrutture fisiche nelle aree di fallimento parziale del mercato, con separazione strutturale tra gestore della rete fisica e operatore e partecipazione del pubblico nella realizzazione appunto delle infrastrutture fisiche. Forse l’assessore ha letto il titolo dell’articolo (che non ho scritto io e che come sempre necessariamente tende a sintetizzare in modo estremo il contenuto del pezzo) e ne ha tratto delle conclusioni sue.
Per quanto riguarda la rete trentina, prendo atto con piacere che la provincia non agisce da operatore, ma solo da gestore delle fibre, date poi in concessione ai privati. La mia “teoria” guarda caso rappresenta bene la situazione della provincia.
Il punto di discussione semmai è un altro. A me risultava, per quanto ho visto e studiato della vicenda, che la provincia avesse anche un ruolo di gestore. Se così non è, non posso che rallegrarmi per il fatto che la mia “teoria” sia stata adottata con successo dalla amministrazione trentina.

Grazie al prof. Fuggetta per la sua puntualizzazione. Il mio intervento non aveva lo scopo di semplificare il suo pensiero, bensì di rappresentare la complessità di situazioni in cui anche il principio del coinvestimento fatica a trovare spazio. Ripeto: la Provincia ha dovuto farsi interamente carico di interventi che il settore privato non giudicava remunerativi, realizzate le quali abbiamo lasciato ai privati la gestione del servizio rivolto ad imprese e cittadini, come prevedono le normative nazionali.

Forse non c'e' ancora piena consapevolezza del fattore strategico della rete. Credo che la PAT abbia fatto bene ad investire in questo senso. Certo, avrebbe potuto farlo prima e meglio, tuttavia mi spiace che invece di riconoscere la bonta' dell'intervento si richiami la sua inadeguatezza a risolvere altri problemi del Trentino. Credo che almeno in questo frangente vada riconosciuto alla PAT di avere agito nella giusta direzione.
Avevo avuto modo di leggere anch'io l'articolo di Fuggetta. Mi domando in che mondo viva. Lo scenario italiano basterebbe a screditare ogni sua argomentazione sulla efficacia del privato. L'arretramento della cultura digitale in Italia e' fortemente legata al cartello e pseudo-monopolio privato.

Forse non c'e' ancora piena consapevolezza del fattore strategico della rete. Credo che la PAT abbia fatto bene ad investire in questo senso. Certo, avrebbe potuto farlo prima e meglio, tuttavia mi spiace che invece di riconoscere la bonta' dell'intervento si richiami la sua inadeguatezza a risolvere altri problemi del Trentino. Credo che almeno in questo frangente vada riconosciuto alla PAT di avere agito nella giusta direzione.
Avevo avuto modo di leggere anch'io l'articolo di Fuggetta. Mi domando in che mondo viva. Lo scenario italiano basterebbe a screditare ogni sua argomentazione sulla efficacia del privato. L'arretramento della cultura digitale in Italia e' fortemente legata al cartello e pseudo-monopolio privato.

Caro Sig. Mario,

vivo in un mondo dove prima di criticare alla cieca si cerca di leggere e capire le tesi della persona che si ha davanti.

La invito a rileggere sia l'articolo sia il mio commento al post dell'assessore.
I miei più cordiali saluti,

Alfonso

Caro assessore, io penso che la situazione ideale sia un coinvestimento del pubblico. Ma sono assolutamente convinto che per determinate aree, questo investimento (ripeto, nella sola infrastruttura) possa essere a carico completo del pubblico. Questa situazione specifica rientra nello schema che proponevo nell'articolo (è il caso estremo, se vogliamo). Il punto essenziale che identificavo è che l'investimento in infrastruttura sia indipendente dalla fornitura del servizio e che l'infrastruttura sia a disposizione di tutti gli operatori di mercato.

Cordiali saluti,

Alfonso

Credo che l'infrastruttura basata su TCP/IP sia una risorsa strategica per un territorio nel quale per condizioni climatiche, distanza fra i centri abitati e molto altro sia più difficile muoversi che altrove.

Anche nella pianura mantovana, ad esempio, ci sono zone non ancora raggiunte da ADSL dove si naviga solo con ISDN, ma forse qui è anche più facile muoversi che non tra Spormaggiore e Bresimo...

Inoltre sull'infrastruttura TCP/IP si innestano servizi per la collettività: tele lettura dei contatori delle utenze, monitoraggio delle aree boschive, sensori applicati all'agricoltura, tele medicina, tele assistenza, tele lavoro, eccetera...

Credo (opinione non certo nuova) è che una infrastruttura IP sia una risorsa strategica per un territorio come il nostro (e lo sarà sempre più in futuro dove sempre nuovi servizi si innesteranno su una infrastruttura IP esistente), al pari di altre utility che ci vengono erogate da strutture pubbliche.

Quindi ben venga che sia governata localmente secondo criteri che oggi possono anche non essere strettamente di profitto, ma che in prospettiva permetteranno di mantenere il governo su una risorsa sempre più strategica sia per i "client", sia per i "server", che mi auguro siano sempre più numerosi...

Mi farebbe molto piacere che leggeste questo post
http://mariomariani.nova100.ilsole24ore.com/2008/07/napoli-batte-mi.html#comments

Le infrastrutture garantiscono lo sviluppo?
Fornire tutte le condizioni favorevoli innesca automaticamente i meccanismi virtuosi?
Investire tanti soldi garantisce il successo di una iniziativa?
Quanto contano le persone?

Mi spiace contraddire Salvatori: l'adsl era e sarà sempre un miraggio per il 20% dei trentini.
Non si può paragonare un servizio di connettività adsl con un servizio OBSOLETO wi-fi (già vecchio perchè nel resto del pianeta si è passati al Wi-Max), basato su 700km di fibra ottica che trasportano solo qualche centinaio di megabit al secondo (si dividano per un migliaio di trentini e si ottiene una velocità che non consente nemmeno di vedere un video su YouTube!)

I preziosi soldi pubblici sarebbero stati meglio investiti nel finanziamento di centrali periferiche attrezzate con la tecnologia adsl, la provincia avrebbe potuto operare in qualità di operatore whole-sale, come fa Telecom che rivende la connettività ad altri operatori.

Una risposta a Gaudenzio, non per contraddirlo ma per precisare alcuni aspetti che forse non sono emersi con chiarezza dal mio post.

1. La Provincia di Trento interviene come operatore whole-sale, proprio come si augura Gaudenzio nel suo commento, e tramite la propria rete wired e unwired vende connettività agli operatori privati. Del resto non potrebbe fare diversamente: sono le norme in materia che lo prevedono. A oggi sono tre gli operatori che acquistano (a condizione, eque, trasparenti e non discriminatorie) connettività dalla rete pubblica per offrirla alla clientela familiare o business.
2. L'auspicato up-grade delle centrali periferiche con tecnologia adsl si scontra contro due ostacoli fondamentali: a) le centrali sono di Telecom (anzi, per l'esattezza di Pirelli Real Estate) e non della Provincia (quindi è la società che avrebbe dovuto farsene carico, ma appunto il suo disinteresse strategico per l'utenza periferica è alla base del nostro progetto), b) le centrali periferiche non sono raggiunte da fibra ottica (ed è appunto il motivo per cui Telecom non le ha ammodernate, ritenendo di non doversi far carico di investimenti onerosi per assicurare il collegamento a pochi utenti).
3. Oggi sul mercato l'adsl offerta dalla maggior parte degli operatori privati, benché spesso pubblicizzata a 7 Mbps, non viaggia a velocità reale superiore a 1 Mbps (o anche più lentamente, se non ci si trova a meno di 2 km dalla centrale). Velocità e distanze maggiori sono possibili, entro certi limiti, con l'adeguamento delle apparecchiature in centrale, ma questa come già detto non è una priorità che le società avvertano in ragione dello scarso ritorno economico garantito dalle aree periferiche.
4. Le due tecnologie adottate dalla Provincia di Trento, HiperLAN e WiFi, consentono già oggi collegamenti a 2 Mbps (con 1 Mbps di banda garantita), con cui serviamo tutte le utenze della pubblica amministrazione senza problemi. Gli operatori privati, con tecniche di aggregazioni di flussi, sono in grado di fornire ai clienti business connettività con velocità superiore a 2 Mbps. In ogni caso il limite tecnico di queste tecnologie è di 54 Mbps e, migliorando le reti di dorsale, la velocità potrà essere aumentata quando avremo riscontri della sua insufficienza.
5. Quando il progetto è stato avviato le frequenze per il Wimax non erano disponibili (infatti sono state liberalizzate solo nella primavera di quest'anno). Abbiamo optato per Wifi e Hyperlan non perché ignorassimo l'esistenza del WiMax, ma in quanto: a) non si davano alternative quando il progetto è stato avviato; b) le tecnologie scelte erano (e restano tuttora) lo standard di tutti i terminali in commercio; c) le caratteristiche del WiMax (utilizzo di meno antenne ma di maggior potenza, velocità massima di 70 Mbps) ci è sembrato che non giustificassero un rinvio di uno o due anni del collegamento dei comuni privi di adsl.
6. La copertura wireless non sostituisce il completamento della rete in fibra, ma consente di anticipare il collegamento delle realtà più periferiche, ponendo fine ad una situazione di disagio. Faccio presente che in appena un anno sono stati realizzati 737 impianti WiFi e HyperLan. Per avere un'idea di cosa significa basti pensare che le stesse aziende che hanno realizzato la rete wireless trentina a Brescia e Bergano sono riuscite a realizzare appena una quarantina di impianti un due anni. Il progetto trentino, per dimensioni e complessità, è tra i primi ad essere portato a termine in Europa.
7. L'obiettivo della Provincia di Trento resta comunque quello di una infrastruttura wired sufficientemente capillare e dimensionata per sostenere le 225mila utenze telefoniche del nostro territorio. Un'infrastruttura che potrà essere utilizzata dalle attuali tecnologie wireless e da quelle che via via verranno affermandosi (incluse le reti WiMax che gli aggiudicatari della recente gara vorranno realizzare in Trentino). Una rete con 5 cavi da 288 fibre (una sola fibra, con le attuali tecnologie, consente di trasmettere a 40 gigabits), grazie alla quale YouTube potrà essere visto senza problemi anche dal più remoto dei rifugi.

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