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Errata Corrige

Quando Michael Braungart è arrivato ad una delle ultime slides della sua presentazione mi è scappato un gemito. Dalla platea in visibilio qualcuno si è anche voltato a squadrarmi, perplesso. Ma come potevo trattenermi? Era lì nero su bianco, proiettata su uno schermo gigante, la causa del mio spasmo gastrico. Il titolo del libro al quale Braungart deve il suo successo era diventato un marchio depositato: Cradle to cradle™.

Proprio così. Il professore ha imbroccato un’idea e ci ha costruito sopra una società di consulenza. Ora gira il mondo per diffondere il verbo di azienda in azienda, istruendo consigli di amministrazione entusiasti e plotoni plaudenti di manager.

Vorrei vedere il contrario, visto che la sua tesi dice in sintesi che la crisi ecologica non va affrontata riducendo consumi e produzione, ma al contrario producendo di più. A condizione naturalmente di reingegnerizzare ogni prodotto in modo che al termine del suo ciclo di vita possa essere riutilizzato come “nutrient”. Un metabolismo tecnologico modellato sull’esempio del metabolismo biologico (perché, come noto, la natura non produce rifiuti): questa è la via da percorrere in un ciclo di riuso continuo, che conduce appunto “dalla culla alla culla”.

Non ha lo spessore teorico della Fenomenologia dello spirito d’accordo, ma pensavo si trattasse di un concetto che può aiutare lo sviluppo positivo di una attenzione più diffusa per i problemi ambientali. Ora però è coperto da trademark, con tanto di sistema di certificazione dei prodotti che rispettano i criteri C2C™. E mi viene il sospetto che sia diventato uno dei tanti espedienti, da imbonitore, per giustificare nuove strategie di marketing.

In verità mi è già capitato (e temo accadrà ancora) di leggere un libro basato su un’idea intrigante che diventa subito meno attraente appena incontro l’autore. Ma quando avevo incontrato il co-autore di Cradle to cradle, William Mac Donough, non avevo avuto l’impressione che girasse il mondo in jet privato raccogliendo consulenze milionarie. Ma forse il socio non era ancora riuscito a ingegnerizzare a sufficienza il proprio fiuto per gli affari…