Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Un bailout per il PD?

Come si fa? Come si fa a non restare sgomenti davanti alla velocità con la quale – negli ultimi mesi – il Partito democratico si è avvitato su stesso? Tirava una brutta aria ancora prima che in casa PD scoppiassero a ripetizione i casi giudiziari di questi giorni. Ora la sensazione è che tutto sia fuori controllo. La decantata diversità è svaporata, un patrimonio di aspettative incrinato, il cambiamento invocato si è scontrato contro comportamenti da classe dirigente vecchia e usurata.

E’ un partito che esiste da pochi mesi e già si trova di fronte al bivio "innovare o sparire". Ma se un partito nato contro una politica asservita all’interesse di pochi deve già fare i conti con la "questione morale", il minimo che si possa dire è che abbia sbagliato la partenza. Il problema è che un secondo avvio potrebbe non essere concesso. E’ difficile convincere di nuovo chi aveva creduto nella novità ed è rimasto deluso.

Una delusione che non deriva solo della scoperta che pezzi di classe dirigente periferica hanno usato il potere mettendo da parte l’onestà. Questa è solo la più recente delle grane piovute sul PD. Già prima si erano manifestati vizi antichi della sinistra italiana: settarismo e personalismi, carenza di democrazia interna, chiusura verso il ricambio generazionale, tendenza a trasformare le divergenze di opinione in faide partigiane.

Tanto che anche là dove (ed è la maggioranza delle situazioni) non si è perduto il senso della legalità in politica, spesso lo spettacolo è ugualmente sconfortante. Come – per citare un caso che ho sotto gli occhi – in questo angolo di Italia, il Trentino, dove il PD è uscito vincente dalle elezioni amministrative di ottobre, come primo partito, e a meno di un mese di distanza già si trova con una pattuglia di consiglieri neo-eletti che stanno facendo di tutto (incluso un tentativo di intesa con la Lega, sconfitta alle elezioni) per mettere in difficoltà il proprio segretario, nella sua veste di vicepresidente della giunta provinciale e assessore all’ambiente. Un segretario eletto nelle primarie a furor di popolo.

In questa volontà di autodistruzione c’è una sorta di istinto innato che si sperava fosse stato abbandonato alla nascita del Partito democratico. Speravano in molti, io speravo, in un nuovo DNA. Ma bisogna prendere atto che quando le persone restano le stesse è un’illusione pensare che i geni possano cambiare. A questo punto l’ultima possibilità è che chi ci ha sottratto la speranza del cambiamento non aspetti ancora e si faccia da parte. Adesso, o sarà troppo tardi.