Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Pagarsi gli auguri

Proprio non riesco ad evitarlo, e temo ci sia di mezzo l’istinto. So che è scorretto, un po’ moralista e certamente inutile: tra mille altre questioni più importanti proprio questa mi doveva saltare in mente, l’ultimo giorno dell’anno, quando sarebbero più appropriate riflessioni ispirate e ponderati bilanci?

Eppure il problema sta proprio qui. E’ in questi giorni che la buca delle lettere s’intasa di biglietti di auguri e questo fa scattare la mia idiosincrasia. Non per gli auguri, s’intende, ma per la loro espressione postale. E non verso tutti, in generale, ma per quelli che arrivano da pubbliche amministrazioni, enti pubblici, società a controllo pubblico, istituzioni che ci rappresentano o ci servono. Insomma gli auguri inviati facendoli pagare a chi li riceve, visto il bilancio al quale attingono. Quelli, per intenderci, che spesso ostentano l’intestazione di appartenenza senza farsi sfiorare dal dubbio del cattivo gusto.

Una bizzarria che con internet si potrebbe archiviare in fretta, senza rinunciare al gesto. Una mail può essere più elegante e al tempo stesso chiarisce a chi la riceve che il mittente sa badare ai dettagli, come i due euro spesi per ogni biglietto inviato. Invece è un costume che resiste, saldamente.

Sarà perché negli ultimi cinque anni ho svolto un ruolo nella pubblica amministrazione e dunque sono entrato negli indirizzari di comuni, dipartimenti, agenzie e strutture varie. Dunque mi sono fatto un’idea delle dimensioni del fenomeno, per niente trascurabile. Ma la busta in carta pregiata con intestazione in rilievo, almeno nel mio caso, ottiene un effetto opposto rispetto a quello che vorrebbero suscitare le frasi beneauguranti e ricche di buoni sentimenti del cartoncino colorato.

Ecco l’ho detto. Così dal prossimo anno posso star certo che la mia buca delle lettere resterà vuota.