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The Computer Services Imbroglio

Dimostrando imperturbabile pragmatismo la stampa indiana sta seguendo lo scandalo Satyam con la stessa copertura e analiticità degli attentati di Mumbai. Preoccupa, e parecchio, che nel mondo si diffonda l'immagine di aziende indiane con piedi di argilla e sistemi di governance inaffidabili. Specialmente nel settore dell'industria IT, orgoglio dello sviluppo indiano. Per non parlare dei sistemi di auditing e controllo, che hanno dimostrato la stessa efficacia di cui hanno dato prova con Enron, WorldCom e Parmalat. Vale a dire zero.

Finora si era sostenuto che l'economia del subcontinente non avrebbe risentito troppo della crisi mondiale. Il mito del decoupling però si è rivelato infondato: non esiste un'economia indiana sana dentro un'economia mondiale malata. La tempesta finanziaria ha impiegato un attimo per mettere a nudo il clamoroso falso in bilancio del gruppo Satyam. Una delle "India's ivy-league companies" e tra le maggiori multinazionali al mondo per l'outsourcing informatico: 53.000 dipendenti con clienti come Sony, Nestlè, Cisco, General Motors e Unilever.

P
er anni - ha rivelato il suo fondatore, B. Ramalinga Raju - a bilancio sono stati dichiarati profitti superiori rispetto al reale. Di dieci o più volte. Come nel terzo trimestre 2008: 136 milioni di dollari nel report per gli investitori, mentre in cassa ne erano entrati solo 12,5 milioni. Insomma, non un'inezia. La crisi del credito sta portando in piazza i panni sporchi del miracolo indiano. E la globalizzazione dell'economia spazza via l'illusione che qualcuno, da qualche parte, ne possa restare fuori.

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