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Giornali à la carte

Può rivelarsi un fiasco oppure un gran successo. Di certo è un'idea nuova che va tenuta d'occhio. In un settore, come quello della stampa quotidiana, che fatica a far tornare i conti, solo i giornali gratuiti vanno controtendenza, aumentando le tirature. Così, mentre testate storiche lottano per sopravvivere, i giornali distribuiti gratis e pagati solo dalla pubblicità non se la passano troppo male.

Da qui è partito Joshua Karp, fondatore di The Printed Blog, una start-up di Chicago. Con due varianti: gli articoli provengono dalla blogosfera e il giornale viene materialmente confezionato a casa dei distributori. L'idea è di combinare il meglio che web e stampa rendono possibile. Il contenuto è generato dagli utenti e può riflettere gl interessi di micro-comunità. La tecnica di stampa, decentrata, consente di creare giornali di taglie diverse, fino ad arrivare all'edizione di quartiere. I costi di produzione, molto contenuti, rendono fattibili anche versioni per un pubblico di mille lettori o poco più.

Il modello di business dei giornali gratuiti, rivisitato alla luce del "citizen journalism" dei blog, sembra incontrare il favore degli inserzionisti, specie di quelli locali (disposti a pagare la pubblicità stampata più di quella on line). Ed anche molti blogger lo vedono di buon occhio, per la reciprocità di vantaggi oltre che per qualche entrata in più, consentita dal meccanismo di compartecipazione ai ricavi pubblicitari.

L'idea di un web feed quotidiano, da leggere offline mentre si aspetta l'autobus o si fa la fila al supermercato, forse non risolverà il problema della crisi della carta stampata, ma promette di introdurre una novità nel modo in cui si produce e si consuma informazione, specie a livello locale. Il 27 gennaio partono le prime edizioni (Chicago e San Francisco). Staremo a vedere.


Commenti

Di che 'informazione' stiamo parlando? Non ritengo necessariamente quella dei grandi quotidiani o delle grandi firme migliore a priori, temo invece che l'influsso del 'driver' pubblicitario non possa che compromettere la qualita' dell'informazione o la sua scelta/filtro dalla blogosfera. Mi sembra che l'esperienza della televisione commerciale ci abbia insegnato qualcosa in tal senso. Il 'Grande Fratello' non e' frutto solo del proprio tempo ma anche di un meccanismo che lega indissolubilmente contenuti e pubblicita'.

Gioco a fare l'indovino: secondo me, nell'arco di alcuni anni, e-readers come il Kindle di Amazon (http://en.wikipedia.org/wiki/Kindle) cambieranno radicalmente non solo la fruizione dei libri, quanto, sorpattutto, la lettura delle notizie.
Se fossi un investitore finanzierei una startup che offre un servizio personalizzato di mashup delle notizie, da confezionare in un formato che privilegi questi e-readers.

Veramente, Silvia, qui si tratta di giornali destinati a microcomunità, fogli di quartiere o di paese. Non sarà certo la pubblicità del fioraio all'angolo o della rosticceria sotto casa a condizionare la qualità dell'informazione. Che peraltro - se capisco bene - verrebbe garantita dai meccanismi della blogosfera e non dalle regole del business giornalistico. Comunque, ripeto, vedremo...

A tal proposito suggerisco un mio articolo pubblicato proprio ieri.
Saluti.

http://www.uniurb.it/giornalismo/duc_articoli/2009_01/webcarta/pezzo_1.htm

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