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C’è la crisi? E’ il momento di tornare all’università.

Nelle università britanniche si stanno manifestando i primi effetti della crisi economica. Non solo – o non tanto – nel senso che dalle casse pubbliche arrivano meno quattrini: certo questo avviene, come in Italia, ma la novità vera è che in tempi di recessione stanno aumentando gli iscritti. E anche parecchio.

Aumento del 7,8%, con incremento più forte nelle fasce di età over-24. Ed un'impennata delle iscrizioni dall'estero. La difficoltà di ingresso (o permanenza) nel mercato del lavoro si traduce in ricerca di qualificazioni più elevate. Giovani e meno giovani reagiscono alla recessione investendo sulla crescita delle proprie competenze. Con una distribuzione delle iscrizioni che favorisce la formazione di nuovi economisti e matematici, scienziati sociali, educatori e infermieri. Evidentemente  si prevede non solo che la società, invecchiando, avrà bisogno di più assistenza, ma anche che la tempesta finanziaria renderà necessaria una nuova leva di gente che sappia di economia. Magari con la speranza che la conosca e la gestisca meglio.

Perché qui si vede la differenza: non solo gli inglesi hanno tanta fiducia nel proprio sistema universitario da considerarlo una risorsa per uscire dalla crisi come individui, ma la reputazione dell'università è alta anche come risorsa per la società nel suo insieme. La stretta allo stomaco, per un italiano, a questo punto arriva puntuale.