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Informazione reticente

I giornali italiani seguono con interesse e (immagino) preoccupazione crescenti la moria di carta stampata che negli Stati Uniti sta colpendo testate più o meno prestigiose. Non c’è bisogno di seguire i media americani per sapere che Chicago Tribune e Los Angeles Time sono in amministrazione controllata, il Rocky Mountain News ha chiuso dopo 150 anni di onorata attività, Christian Science Monitor e Seattle Post sono destinati a sopravvivere solo on-line, e San Francisco Chronicle come anche Cleveland Plain Dealer rischiano di essere messi in liquidazione. Sappiamo anche che lo stesso New York Times non se la passa tanto bene, al punto ce è stato costretto a vendere buona parte del nuovo grattacielo di Renzo Piano in cui ha sede e si è indebitato cospicuamente con il miliardario messicano Carlos Slim. 

Dovizia di dettagli e di storie sulle difficoltà della stampa Usa. Non una parola invece su come se la passino i giornali di casa nostra. Silenzio, riservatezza. A parte rari casi, i giornali italiani non parlano di se stessi (ed evitano di parlare anche dei propri concorrenti). Una conventio ad non dicendum. Peccato che i nostri media siano troppo periferici perché alla stampa americana interessi qualcosa delle loro vicende, altrimenti sarebbe l’unico canale per venire a sapere qualcosa del loro futuro.