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Crowd mining

L'idea, per farla un po' semplice, è quella di interrogare la rete per farle dire altro. Procedendo per via indiziaria. Aumenta il prezzo del pesce sui mercati cinesi? Può darsi che ci sia qualche relazione con lo stato di inquinamento dei mari dove battono i pescherecci di quel paese. Se questa informazione può essere incrociata con decine di altre presenti in rete – reperibili, per fare un esempio, nei canali istituzionali, nella letteratura scientifica on-line o nelle osservazioni dirette riferite dai blogger – si può tracciare un quadro di un determinato ecosistema, e del suo stato di salute, in tempi molto più celeri di quanto non sarebbe possibile attraverso metodi tradizionali di ricerca.

L'idea di fondo è che il nostro ambiente stia modificandosi, anche a motivo dell'intervento umano, molto più velocemente di quanto i tradizionali metodi della ricerca ambientale siano in grado di registrare. E internet, con la sua capacità di reagire in tempo quasi reale, offre nuove possibilità per ridurre i tempi di osservazione e di analisi dei cambiamenti. Soprattutto consente di monitorare, con rapidità e quasi senza intermediazioni, molti dei fattori che sono all'origine del mutamento stesso: come ad esempio l'andamento del mercato ittico mondiale, se si intende studiare la variazione nella pescosità dei mari.

L'applicazione alla ricerca ambientale, proposta da Tim Daw, dell'università inglese di East Anglia, è solo una delle possibili. L'idea di interrogare le conoscenze depositate nella rete dalla folla dei suoi alimentatori (crowd mining) era già stata anticipata in alcuni studi di epidemiologia (ed aveva prodotto applicazioni come Google Flu Trends). Il principio è essenziale nella sua semplicità: ogni essere umano è uno straordinario sensore di ciò che capita nel suo ambiente e nel suo corpo. Informazioni e conoscenze prodotte da questa capillare attività di sensing finiscono in buona parte nella rete. Dal web si possono quindi ottenere dati aggiornati e puntuali, altrimenti difficili e costosi da raccogliere. Detto così sembra facile: in realtà non lo per niente. Per ora si tratta di teoria. Trasformare in conoscenza le informazioni che si possono recuperare su internet è un'impresa ancora lontana dalla nostra portata. Come scrive Alexis Madrigal su Wired (quello americano): pulling the information from what [people] post in human-readable formats and transforming it into quantitative models of the world is tough.