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E tre…

Il governo (di centro-destra) del primo ministro ceco Mirek Topolanek è caduto il 24 marzo, nel bel mezzo del semestre di presidenza europea. Tre giorni prima è stata la volta del governo ungherese (di centro-sinistra), con le dimissioni di Ferenc Gyurcsany. Un mese fa il turno della Lettonia (governo di centro-destra). Le tensioni politiche e sociali innescate dalla crisi stanno crescendo in Bulgaria e Lituania, con manifestazioni di piazza contro misure di austerity e sacrifici imposti dalla recessione. In Romania il governo di coalizione costituitosi nel novembre 2008, con l'alleanza tra formazioni tradizionalmente avversarie, sta mostrando crepe al suo interno. Stessa storia, con attori diversi, in Estonia e Ucraina.

Dopo aver diligentemente svolto i compiti ed essersi aperti all'economia di mercato, e alla finanza globale, gli stati dell'europa orientale subiscono gli effetti della crisi con molta più violenza dei paesi occidentali, per effetto di strutture economiche ancora fragili e troppo dipendenti dagli investimenti esteri. La promessa di un rapido riallineamento con i sistemi-paese più forti è entrata in crisi, insieme alla produzione industriale e all'occupazione. I venti della protesta cominciano a montare, preparando il terreno a demagoghi e populisti. A venti anni dalla caduta del muro di Berlino la situazione non è mai stata così critica.