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La notte è fatta per potare?

Al Madison's Research Park della University of Wisconsin due ricercatori italiani dedicano al sonno tutte le loro energie. Prima di invidiarli è bene precisare che non si tratta del loro riposo. Chiara Cirelli e Giulio Tononi guidano un gruppo di ricerca che indaga i meccanismi del sonno, per capire a cosa serva veramente. La loro tesi contraddice la convinzione popolare – e quella prevalente in ambito scientifico – secondo cui dormiamo per permettere al nostro cervello di riavvolgere il nastro e ripercorrere gli stimoli accumulati durante la veglia, allo scopo di fissarli meglio nella memoria. Niente replay, secondo Tononi e Cirelli, ma piuttosto una bella potatura. Visto che le sinapsi bruciano energia e occupano spazio, anche per il cervello si pone il problema di fare un po' d'ordine. Ecco quindi che mentre ci lasciamo cullare dal sonno scatta l'operazione pulizia: i collegamenti meno importanti vengono eliminati, si dà una sistematina ai circuiti che mettono in comunicazione i neuroni, si fa spazio per la crescita delle sinapsi del giorno dopo. Se così non fosse dovremmo pensare ad una crescita illimitata delle connessioni sinaptiche, con la conseguenza di una massa cerebrale sempre più voluminosa ed energivora. Cosa che i due ricercatori italiani, uno dei quali trentino, possono per esperienza escludere. Mai visto un soggetto con la testa che si ingrossa senza fine: nelle nostre valli non passerebbe inosservato. E poi, visto che ormai il green movement avanza in tutti i settori, perché il cervello dovrebbe essere da meno? Risparmiare spazio ed energia è una priorità anche nella dimensione cerebrale. Green and sustainable brain!