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Idee che ritornano

Ogni tanto un'occhiata all'America Latina non guasta. Diamo per scontato di conoscerla perché la sentiamo vicina, mentre è vero il contrario. E' un effetto distorsivo: in realtà ne sappiamo davvero poco e la consideriamo fuori moda, ai margini del mainstream globale. Salvo poi rendersi conto – ad esempio leggendo i servizi che l'ultimo Internazionale dedica al traffico mondiale di droga – che siamo uniti da legami molto più stretti di quel che lascerebbe pensare la scarsa attenzione di media e opinione pubblica. Italia e Colombia, ad esempio, sono ai due capi di uno dei sistemi criminali più lucrativi del mondo, quello del commercio di coca.

Della coca si dice che sia una delle piante più bizzarre dal punto di vista botanico, perché le foglie crescono in Colombia mentre le radici sono in Italia. Che piaccia o meno, dunque, certi rapporti esistono anche se non se ne parla. Per fortuna non riguardano solo la dimensione criminale. Anzi, sull'edizione online di ieri di El Espectador, William Ospina ricorda che uno dei progetti più lucidi per affrontare il problema del conflitto colombiano porta la firma di un italiano, Franco Vincenti. Da responsabile UNDP per l'area, Vincenti aveva partecipato alla messa a punto di un programma che affrontava il problema dello sviluppo rurale, fornendo alternative ai contadini che coltivano la coca per procurarsi i mezzi minimi di sussistenza. Un piano coraggioso e lungimirante, che proprio per questo è stato stravolto prima di diventare operativo. Trasformando gli aiuti ai contadini in finanziamenti all'esercito, e le misure di sviluppo rurale in progetti di repressione della guerriglia. Con la benedizione nordamericana.

Ora, trascorsi undici anni, sono chiari a tutti i limiti dell'opzione militare. Il traffico di droga continua a fiorire, tenendo in ostaggio la Colombia. La sicurezza interna è garantita solo nelle grandi città, e a volte neppure lì. La monocultura della coca domina gran parte del paese. Nelle altre nazioni, a partire dagli Stati Uniti, si comincia a capire che la strategia va cambiata. Forse è il momento perché quel piano, mirato alla ricostruzione nazionale attraverso interventi di sviluppo economico e sociale, venga tirato fuori dai cassetti. E' il tempo perché quelle idee possano "volver", in quanto ancora più necessarie e urgenti.