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Medical records

A volte si resta sorpresi nello scoprire quanto gli Stati Uniti possano essere diversi dall'immagine mitologica che di sé tendono ad alimentare in giro per il mondo. Un esempio per quanto riguarda la diffusione delle tecnologie dell'informazione. Gli USA, è indiscutibile, surclassano ogni altro paese quanto a sviluppo, e soprattutto commercializzazione, di tecnologie e applicazioni ICT. Da due decenni almeno presidia stabilmente la frontiera dell'innovazione in questo settore e gran parte dell' informatica di cui facciamo uso quotidianamente deve qualcosa (spesso più di qualcosa) all'industria americana.

Però ci sono interi settori della società statunitense che sembrano sfiorati appena da questa leadership, nutrita da università, centri di ricerca e aziende d'eccellenza. Nella sanità, ad esempio, gli Stati Uniti faticano a stare al passo con il resto del mondo. Nel Regno Unito il 59 per cento dei medici fa uso di cartelle elettroniche, in Nuova Zelanda addirittura l'80 per cento. I dottori americani che ne fanno uso sono invece appena il 17 per cento (e negli ospedali, malgrado le serie televisive, le cose vanno anche peggio: solo il 9 per cento dei centri medici utilizza cartelle cliniche digitali).

La questione ora è al centro dell'attenzione: tra i programmi strategici della nuova amministrazione la health information technology occupa un posto di primo piano. Si dovrà trovare una soluzione all'annoso problema degli standard e conciliare esigenze di qualità dei trattamenti e di risparmio sui costi. Ma soprattutto si dovrà creare consenso attorno all'idea che il paese che passa per essere leader mondiale nel settore delle tecnologie informatiche non può pensare che nel proprio sistema sanitario carta e penna siano ancora tecnologie di punta.