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Fiasco? Oui, peut etre…

Era stato eletto nel nome del cambiamento. Aria nuova, stile nuovo. Altra roba rispetto alle ingessature del vecchio regime. Una ventata di freschezza, di aria un po' americana in politica. La chiave vincente era stata un rapporto di empatia con l'opinione pubblica, linguaggio diretto e un po' guascone, toni decisi. Ed una montagna di promesse. Riforma sociale, riforma economica, riforma dell'università, riforme di qui e riforme di là.

Ma a metà mandato il cambiamento resta più promesso che realizzato. Le riforme quasi tutte si sono arenate. E quelle andate in porto hanno perso molto del contenuto originale, adattandosi a molti compromessi. Sarà stata colpa della crisi economica, oppure sarà che la natura del suo governo aveva ben poco di riformista. I gruppi di interesse certo hanno avuto il loro peso nello smorzare gli impeti di trasformazione. Sta di fatto che, un po' per la troppa impazienza e un po' perché troppi fronti sono stati aperti simultaneamente, gli annunci roboanti non sono stati seguiti da atti coerenti. E la strategia di comunicazione non basta a coprire questo vuoto di risultati.

Ci si chiede se in realtà non fosse già tutto previsto. Più che un autentico riformatore – sostiene qualcuno – il Presidente sarebbe un cinico pronto a tutto pur di conquistare il consenso dell'elettorato, anche a colpi di promesse che non sa mantenere. E il cambiamento annunciato altro non sarebbe che l'espressione di un ipercinetismo fine a se stesso. Attivismo impotente, mascherato da pragmatismo. Con venature colbertiste che ne eclissano il presunto liberismo.

Insomma, dietro una fraseologia rivoluzionaria, si rivela l'essenza conservatrice della maggioranza che lo ha eletto. Si vota per il cambiamento, ma a condizione che non si passi davvero ai fatti. E ciascuno resta in fondo più che soddisfatto dei vantaggi – piccoli o grandi – che ha acquisito e teme qualsiasi cosa possa rimetterli in discussione. Ecco dunque il segreto che consente al Presidente di avere i sondaggi a suo favore anche nelle prossime europee, con un'opposizione di sinistra ridotta a percentuali miserande: annunciare grandi novità e lasciare tutto com'è, usare un linguaggio di rottura e adottare nei fatti politiche che cambiano quasi nulla.

Così è. E così sta bene ai più. E non solo in Francia. Perché è di Sarkozy che parlavo, naturalmente.