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Memoria breve

Secondo Observa gli italiani sono un popolo di distratti. Appena un anno fa eravamo in nove su dieci a dirci molto preoccupati del riscaldamento globale. Sembrava che i nostri pensieri non fossero occupati da altro. Poi siamo passati ad altro: crisi economica, prodezze personali del primo ministro (e altri emuli), minareti da bandire e bandiere da decorare. Sicché i cittadini convinti che il clima stia cambiando sono scesi dal 90 al 71 per cento.

C’è da scommettere che se la rilevazione venisse ripetuta ora, con il vertice di Copenhagen sotto i riflettori, i dati sarebbe di nuovo in aumento. Ma tra un mese andrebbero ancora giù. E su. E giù. Ad elastico. In una realtà in cui la percezione quotidiana, con buona pace dei movimenti ambientalisti (che, dice Observa, hanno un’influenza alquanto debole nel definire l’agenda della pubblica opinione), reagisce soprattutto in rapporto ad un unico, potente meccanismo. Quel che ci viene detto o non detto dai mezzi di informazione. Gli immodificabili geni (no, non in quel senso) della nostra memoria breve.