Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Come se niente fosse

E' da leggere con attenzione sull'ultimo numero de l'Internazionale l'articolo di Ian Teh che racconta della nuova, imponente bolla finanziaria all'orizzonte. La speculazione è di nuovo al lavoro e il denaro a buon mercato, che i governi stanno immettendo nell'economia per affrettarne la ripresa, sembra aver fatto dimenticare di colpo ogni cautela. Tassi d'interesse eccezionalmente bassi e una montagna di liquidità hanno ridato vita a quegli stessi comportamenti speculativi che qualche mese fa si volevano bandire per sempre dalla faccia delle nostre società. Wall Street, se si guardano le trimestrali di banche e istituti finanziari, torna a far festa. Così i premi al management, dopo qualche mese di impopolarità, tornano alla grande per rallegrare le prossime feste natalizie. Tutto, rigorosamente, grazie al denaro pubblico con cui gli stati stanno tentando di stimolare la ripresa. 

Questo sistema, in cui quando le cose vanno bene sono in pochi a trarne vantaggio mentre quando vanno storte siamo tutti a subire le conseguenze, non sembra conoscere alternative. Altro che regole severe e modelli da cambiare. La realtà è che viviamo una situazione paradossale in cui da un lato si bruciano posti di lavoro a centinaia di migliaia e dall'altro sembra quasi che non sia successo niente, con la JPMorgan che quest'anno guadagna 3,6 miliardi di dollari e la Morgan Stanley 760 milioni di dollari.

Siamo di nuovo di fronte ad una bolla speculativa in cui il problema non è se, ma quando scoppierà. Torna impetuoso quel mondo artificiale che è riuscito a farsi passare per realtà: titoli senza valore, investimenti senza relazione con lo stato reale dell'economia, crescita di prezzi che ormai prescinde dalla legge della domanda e dell'offerta. Mai è stato così facile farsi prestare soldi per realizzare profitti colossali con attività speculative. Con numeri che dovrebbero essere scolpiti nella pietra, per evitare che vadano dimenticati. Negli anni Settanta il valore degli scambi sui mercati monetari e quello degli investimenti all'estero era il doppio di quello degli scambi commerciali, oggi è venti volte maggiore. Nel 1995 il valore dei derivati legati alle variazioni dei tassi di interesse era di 18 miliardi di dollari, oggi è di 400 miliardi. Nello stesso periodo il pil mondiale è raddoppiato, mentre il volume delle speculazioni sui tassi di interesse è aumentato di venti volte. Nel 1990 si scambiavano opzioni petrolifere per un valore pari a quello del petrolio effettivamente estratto, oggi il volume delle prime supera di dieci volte il valore effettivo del prodotto.

L'attività finanziaria è un mondo a sé stante. Non ha più collegamenti con la realtà economica come la conosciamo, però ha il potere di distruggerla. Concetti che la teoria economica ha posto come architravi dell'ideologia del nostro tempo sembrano aver perso ogni senso: così l'idea che i prezzi siano indici e veicoli di informazioni importanti, che i mercati si comportino in modo razionale e che, in caso di irrazionalità, possano correggersi da soli. Sembrava tutto chiaro finalmente. Sembravamo rinsaviti. E' durato meno di un anno. E molte centinaia di miliardi di dollari ed euro graziosamente messi a dispozione dei contribuenti di tutto il mondo.