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Nuovo ordine mondiale?

A me era sfuggito- E forse a qualcun’altro pure. Per questo fa bene Alessandro Lanza a portare l’attenzione, in lavoce.info, su un aspetto centrale dell’accordo raggiunto a Copenhagen nella conferenza sul cambiamento climatico che si è chiusa la scorsa settimana: 

Fino a Copenaghen, il negoziato era sempre stato interamente gestito dalle Nazioni Unite, utilizzando le forme proprie della diplomazia: i documenti venivano elaborati all’interno dei poteri e delle responsabilità del Segretariato della convenzione o comunque, se elaborati in gruppi ristretti, erano fatti propri dal Segretariato stesso.
In questo caso, abbiamo assistito per la prima volta a una sorta di outsourcing dell’esperienza negoziale. E non è detto che il meccanismo possa aprire una nuova strada al futuro delle negoziazioni. 
Cinque paesi (Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica) hanno, di fatto, scelto per tutti lasciando gli altri (Europa e Giappone in testa) di fronte all’alternativa tra l’accettare quell’accordo e il non averne alcuno. Il carattere “privatistico” dell’accordo raggiunto non potrà non avere degli effetti anche nel prossimo futuro. Cinque paesi hanno discusso, scritto e infine condiviso un testo finale, che si chiama appunto Copenaghen Accord, mentre l’assemblea Onu (la Conferenza delle parti) si è limitata, alla fine dei suoi lavori, a prendere atto dell’avvenuto accordo (“The Conference of the Parties takes note of the Copenhagen Accord of 18 December 2009.”).
Europa e Giappone, nonostante i mal di pancia per l’esclusione, hanno deciso di appoggiare la decisione per mancanza di ogni altra alternativa. Non è un caso che il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa tenuta alle due di notte, abbia sostenuto che “Un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”.
Non ci sono ragioni per difendere il modo di procedere dei cinque paesi protagonisti dell’accordo. Qualcuno ha indicato il nascente spirito del G2, altri hanno voluto sottolineare il carattere pragmatico delle scelte obamiane e il suo desiderio di apparire ancora una volta come colui che risolve uno stallo che pareva definitivo.
Un comportamento del genere mette in conto – e se ne disinteressa totalmente – l’ulteriore perdita di leadership delle Nazione Unite e uno schiaffo all’attuale Segretario generale.
Quello che è meno comprensibile è perché gli Stati Uniti abbiano voluto umiliare in particolare Europa e Giappone, escludendoli dall’accordo iniziale.