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Così va il mondo (non lontano da qui)

Dall'inizio del suo mandato il governo Sarkozy è riuscito, a più riprese, a far scendere in piazza studenti e ricercatori. Uniti nella protesta contro le politiche adottate nei confronti del settore della ricerca e del'alta formazione. 

I tagli di bilancio non sono certo un'esclusiva francese. Anche in Italia si è vista all'opera la scure, con relativa e conseguente tensione tra governo e mondo accademico e della ricerca. Con una differenza sostanziale però. 

Nei giorni scorsi il governo francese ha deciso di dare seguito alle proposte che di recente sono state formulate dalla commissione affidata alle cure bipartisan di Alain Juppé e Michel Rocard. Seguendo le indicazioni dei 25 saggi incaricati di individuare le strategie per il rilancio dello sviluppo francese, verranno spesi dieci miliardi di euro, derivanti dalla vendita del 3 per cento del capitale EDF, per finanziare da cinque a dieci università di eccellenza. 

Per ognuna delle università, selezionate secondo criteri di qualità, verrà costituita una fondazione dotata di un patrimonio minimo di un miliardo di euro. Gli interessi di tali patrimoni costituiranno la dote annuale a disposizione di ciascuna fondazione per finanziare le attività di sviluppo della relativa università, secondo il modello applicato da decenni nella Ivy League americana. Si stima che nei prossimi dieci anni questa disponibilità dovrebbe ammontare a circa 30-35 milioni di euro l'anno, da sommare ai bilanci esistenti.

Dopo la prima selezione, tra novembre 2008 e febbraio 2009, le 66 candidature iniziali si sono ristrette a 10: Bordeaux, Grenoble, Lyon, Montpellier, Strasbourg, Toulouse, Aix-Marseille (che si sono presentate insieme), Paris-Aubervilliers, Paris-intramuros e il nuovo mega-campus di Saclay, alla periferia di Parigi. Ma i selezionati sono avvertiti: alla fine i destinatari dell'intervento potrebbero essere ancor meno.

E da noi i ricavi delle privatizzazioni (e delle concessioni telecom) che avrebbero dovuto essere destinati al potenziamento delle istituzioni di ricerca e formazione dove sono finiti?