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Prima fonte

La fiducia nella mediazione versa in una crisi sempre più profonda. E in sua assenza prevale l'istinto di saltare ogni filtro per andare direttamente alla fonte. Così le tradizionali forme di appartenenza politica sono state travolte, così come anche le agenzie di formazione culturale che per decenni sono state il nostro strumento di educazione al rapporto con la realtà. E non si parla solo di scuola ed università, di quotidiani e di televisione. Le stesse professioni sono scosse da questa ricerca diffusa di canali diversi, per non dipendere dalla competenza esclusiva di un depositario unico della conoscenza. 

E il web è lì, pronto. Con le sue comunità virtuali, i forum, i network sociali, dove conoscenze e competenze si aggregano liberamente, senza strutture di mediazione né ossequio per le gerarchie. Come scriveva la Harvard Business Review in uno degli ultimi numeri: 

A report from Manhattan Research suggests that more than 60 million Americans are consumers of “health 2.0” resources. They read or contribute to blogs, wikis, social networks, and other peer-produced efforts, using Google as the de facto starting point. The lessons we extract here apply to online communities in other knowledge-driven fields, such as law (Divorce360), finance (Wikinvest, Marketocracy), publishing (Wikipedia, the Huffington Post), and R&D (InnoCentive, IdeaStorm). With social media, we’ve moved beyond the era of stand-alone, static webpages. Today’s communities actively post and vet information. Users increasingly treat these venues as their first stop in gathering data and forming an opinion. A recent Pew study found that nearly 40% of Americans say they have doubted a medical professional’s opinion or diagnosis because it conflicted with information they’d found online. If users put that much faith in what they learn on the internet, what will they be willing to believe if members of a social media forum start trashing your organization? And are you prepared to handle it when it happens?

Google come prima fonte di fatto. Nuova auctoritas che orienta i nostri giudizi e le nostre scelte, anche in campi delicati come la salute. In una inversione di prospettiva, per cui la fiducia che abbiamo perso in chi abbiamo vicino, e conosciamo di persona, viene riposta invece nel rapporto anonimo con soggetti lontani e sconosciuti. Quel che importa è che il rapporto non sia vincolante, che non ci sia nulla di definitivo nella relazione con le fonti alle quali ci rivolgiamo. Che la sintesi, la mediazione appunto, sia sempre e solo nelle nostre mani. O in punta di polpastrello.