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Da Marshall a Hullyburton (e, si spera, ritorno)

Proprio sessant’anni fa, a cavallo tra 1947 e 1948, prendeva forma il piano Marshall. A guerra finita il governo degli Stati Uniti aveva messo al lavoro i suoi think tank più brillanti (tra cui la Brookings Institution) per elaborare le linee della ricostruzione europea. In uno spirito "bipartisan and fact-based". In meno di un anno da quando George Marshall lanciò l’idea (in un discorso all’università di Harvard) furono gettate le fondamenta di un programma di interventi che riuscirono, in poco tempo, a rimettere in movimento le economie dei paesi del vecchio continente. Vinti e vincitori, tutti usciti distrutti dalla seconda guerra mondiale.

Ancora oggi il piano Marshall è considerato dagli americani uno dei momenti più alti del proprio governo. In due anni la produzione europea superò del 25 per cento i livelli anteguerra. Dopo quattro anni la crescita economica raggiunse il 200 per cento. Non è difficile capire perché negli Stati Uniti ci sia chi vorrebbe attualizzare le lezioni di quel Piano. Voltando pagina rispetto a scelte che hanno portato gli Usa a insabbiarsi in conflitti sempre meno gestibili. Isolati come mai prima. Senza ancora uno straccio di prospettiva credibile. In cui a prevalere sembra essere l’interesse dei grandi "contractor" più che quello dei paesi da ricostruire. In un rovesciamento di valori e di priorità che ha progressivamente eroso il consenso interno e esterno del governo Usa.

Niente di più lontano dallo spirito del piano Marshall. Stravolto e corrotto da scelte come quelle dell’outsourcing bellico e post-bellico. Con strumenti come LOGCAP, il sistema contrattuale che la difesa americana applica alle grandi aziende impegnate nella ricostruzione dei paesi in cui gli Stati Uniti intervengono militarmente. Un meccanismo che paga i grandi fornitori in proporzione alla spesa: l’esatto contrario della raccomandazione di Marshall per cui occorreva "restructure our foreign assistance so that the focus is on the quality of our aid dollars rather than just on quantity". Il cosiddetto "cost-plus" funziona invece come incentivo a dilatare la spesa fuori da ogni controllo, indipendentemente dalla efficacia degli interventi e (soprattutto) dalla capacità di rigenerare sviluppo a livello locale. Più un "contractor" spende, più denaro riceve dal governo americano. Tanto che il motto dei contractor è diventato: "Don’t worry about price. It’s cost-plus". Alimentando un circolo perverso in cui gli unici a trarre un sicuro beneficio sono le grandi imprese che fanno fortuna vendendo servizi alla difesa. Come appunto la Hallyburton, di cui Dick Cheney è stato presidente e amministratore delegato prima di diventare vicepresidente degli Stati Uniti, con George Bush.

Insomma, se leggendo Absurdistan di Gary Shteyngart vi viene il sospetto che sia solo finzione letteraria, ricredetevi. E se cercate il motivo per cui molti americani vedono in Obama un’alternativa ne troverete più che abbastanza nel desiderio di tornare a qualcosa d’altro, diverso dal pantano in cui il paese è bloccato all’estero e dal sentimento di aver perso la bussola anche all’interno.