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L’assedio alla città proibita

Il China Daily di oggi riporta la notizia che Microsoft aprirà un nuovo centro R&D a Pechino. L’investimento è di 280 milioni di dollari, 5000 gli assunti a regime (vale a dire entro il 2010). A partire dal prossimo luglio e nel corso del primo anno fiscale cominceranno a lavorare i primi 1000 ricercatori.

Il nuovo centro si aggiunge a quelli già costituiti – a partire dal 1995 – a Shanghai, Shenzhen e nella stessa Pechino (per un totale di 3000 addetti, di cui metà full-time e metà a progetto). Una volta avviato  sarà il più grande centro R&D Microsoft al di fuori degli Stati Uniti e, almeno per qualche anno ancora, lavorerà prevalentemente per i prodotti destinati al mercato mondiale. La Cina  produce infatti solo l’1,5% del fatturato della multinazionale di Redmond. Ma è appena divenuto il primo paese al mondo per numero di utenti internet e di telefonia mobile. La strategia delle teste di ponte sembra una via obbligata, vista l’attenzione che il governo cinese pone nel tenersi le mani libere nei confronti del software proprietario. Il calcolo di Redmond fa leva sull’ "effetto assedio" e sulle lusinghe che inevitabilmente anche la Cina subirà per via della presenza di svariate migliaia di ricercatori di uno dei più noti brand internazionali.

Chi la spunterà alla lunga: le seduzioni del marketing yankee o l’orgoglio autonomista dell’Impero di mezzo?