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Oggi, il MIT in Italia

Con un sincronismo non intenzionale, mentre le università italiane si infiammano per la mancanza di prospettive oggi si tiene a battesimo il laboratorio comune di ricerca costituito a Trento dalla Fondazione Bruno Kessler e dal Massachusetts Institute of Technology. L’università tecnologica americana apre una sede in Italia, alleandosi con un’istituzione locale di ricerca per affrontare insieme il tema delle "sustainable connected homes" (e la home page del MIT è dedicata all’avvenimento).

Su una scena della ricerca ormai globale le nuove iniziative nascono senza riguardo per gli steccati e i confini tradizionali, sia disciplinari che geografici. Attorno al tema della sostenibilità si raccolgono competenze che comprendono architetti e informatici, economisti e psicologi, esperti di materiali, ingegneri e scienziati della politica, di qua e di là dell’Atlantico, e da molti altri paesi ancora (al MIT più della metà degli studenti di PhD sono stranieri). Con l’obiettivo comune di fornire un humus intellettuale al movimento sociale e di mercato che sta modificando il nostro rapporto con lo spazio urbano e con i manufatti che lo popolano.

Il MIT porta con sé l’impostazione costruttivistica alla quale deve il suo successo ed un’organizzazione della ricerca universitaria che riesce costantemente a rinnovarsi in sintonia con le trasformazioni dell’ambiente in cui è inserita. Una capacità che purtroppo il sistema italiano ha perduto, ma che invece è presente nella FBK. In questa alleanza le due comunità di ricerca sono chiamate a confrontarsi con una realtà in cui il tema della sostenibilità ha abbandonato la dimensione degli enunciati di principio e si misura su progetti e realizzazioni sul campo.

L’obiettivo è quello di produrre tecnologia capace di produrre un impatto reale e di indurre una trasformazione nel contesto in cui si applica. Attorno a questo movente ruota la produzione di idee e di conoscenza: qui sta la differenza profonda – spesso poco percepita – rispetto al modo in cui si intende il sapere nella nostra tradizione accademica. Quella per la quale oggi si mobilitano le piazze.

Ma su questo torno presto. Il tema urge, anzi scotta.