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Chiamale se vuoi emozioni

Scavando nelle pieghe della nostra mente Google vuole scoprire se ci emozioniamo davanti agli spot. E quanto. E magari anche perché.

Massimo Chiriatti mi ha girato la presentazione di uno studio che Google e MediaVest hanno dedicato all’impatto della pubblicità su YouTube. Tema: dimostrare che i banner sono roba vecchia e se si vuole catturare l’attenzione del pubblico l’inserzionista moderno deve pagare per reclamizzarsi attraverso qualche filmatino.

La ricerca è stata affidata a NeuroFocus, la società (ne avevo parlato qui) che analizza le reazioni con cui il cervello risponde fisicamente alla sollecitazione dei messaggi pubblicitari. EEG, Eye-Tracking, Galvanic Skin Response e misura della dilatazione delle pupille sono le tecniche usate per misurare gli effetti dell’esposizione alla pubblicità. Non sia mai che qualcosa vada disperso anziché penetrare in profondità sotto la corteccia cerebrale. Ne soffrirebbe la nostra user’s experience dice Google. Diciamo, interpretando, che ne soffrirebbe molto di più la satisfaction degli inserzionisti…