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La storia delle cose

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Estrazione-produzione-distribuzione-consumo-eliminazione. E’ tutto chiaro nel percorso di vita di un bene di consumo? Mica tanto, secondo Annie. Per quanto da decenni siamo abituati a considerare scontato questo sistema, è ora di cominciare a fare i conti con i costi delle molte esternalità di una catena dall’apparenza così semplice e ordinata. Per scoprire che il prezzo che paghiamo per acquistare un bene, qualsiasi bene, in realtà sarebbe molto più alto se tenessimo conto di tutti i passaggi non contabilizzati dal nostro modello industriale. Quelli, per intenderci, che riguardano l’uso di risorse non rinnovabili (dalle materie prime, all’energia, all’aria e all’acqua), le condizioni di lavoro di chi quei beni li produce, e la qualità di vita delle società in cui vengono consumati.

Questa "storia delle cose" ce lo ricorda. Con piglio da attivista Annie Leonard non si fa scrupolo nell’usare anche i fumetti per comunicare il suo messaggio. Semplice finché si vuole, ma non per questo semplicistico. Perché ci mette con chiarezza di fronte al fatto che se tutta la popolazione della terra consumasse allo stesso ritmo dei paesi più sviluppati ci vorrebbero non uno, bensì cinque pianeti per soddisfare l’intera domanda mondiale. Ricordandoci che, solo negli Stati Uniti, il 99% dei beni acquistati ha un ciclo di vita inferiore ai sei mesi. In altre parole, nel paese che più consuma al mondo (si stima circa il 30% delle risorse naturali, a fronte del 5% della popolazione mondiale) solo l’1% di tutti i beni prodotti ha un tempo di vita che supera i 180 giorni.

Il circolo è vizioso. Si producono in quantità sempre maggiore beni dalla durata sempre minore. Per questo nei paesi del benessere materiale si consuma il doppio rispetto a cinquant’anni fa ed il consumo è diventato metro universale per misurare status e posizione nella società.

Annie non sarà un nobel per l’economia, ma questa storia la sa raccontare davvero bene.