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Ricapitolando

Ricapitolando. A Poznan il vertice delle Nazioni unite sul clima è finito così così. Ne scrive Antonello Pasini per sottolineare che l’incontro è servito a stabilire il tratto finale del percorso verso Copenhagen (dicembre 2009), in cui si discuteranno i nuovi accordi post-Kyoto. Non molto di più, visto che la delegazione Usa non poteva ancora parlare a nome della nuova amministrazione e le varie delegazioni europee dovevano tenere un occhio su Bruxelles, dove veniva discussa la chiusura del pacchetto-energia.

Proprio a Bruxelles, d’altro canto, la presidenza francese di turno ha pilotato i 27 verso un accordo che contiene qualche ombra e molti retropensieri, diversi a seconda della posizione dei partecipanti. Sarkozy ha preferito portare a casa qualche risultato piuttosto che nessuno. Anche tenendo presente che tra breve la presidenza di turno passerà ai cechi e il presidente Vaclav Klaus è convinto che l’ambientalismo sia una subdola riedizione del comunismo e il surriscaldamento del clima un’invenzione delle sinistre europee. Un’ottima premessa per affrontare l’argomento con distacco. Comprensibile che i partner europei abbiano voluto decidere prima, anche a costo di qualche compromesso.

L’Italia in tutto questo si compiace. Soddisfatta di aver fatto la voce grossa ed essere stata ascoltata. Unico paese tra quelli più industrializzati che nel pacchetto-clima vede solo un costo. Un punto di vista in netta controtendenza rispetto alla maggioranza dei governi, europei e non, che vedono invece nel business energetico-ambientale una delle direzioni da percorrere per portare l’economia fuori dalla crisi (ne ha scritto bene Marzio Galeotti su lavoce.info).

Che la tutela dell’ambiente e il risparmio energetico non sia una palla al piede, destinata ad affondare l’industria, lo ha capito invece il nuovo presidente USA. I segnali in questa direzione sono espliciti ed univoci. Si veda ad esempio l’annuncio di un piano da 150 milioni di dollari in cinque anni per la creazione di cinque milioni di posti di lavoro, collegati al binomio energia-ambiente. Nonché la recente nomina del "Green Dream Team" della Casa Bianca con alla testa un Nobel della fisica (ne scrive anche Luca Salvioli), perché sia chiaro che è in questo settore che si giocherà una partita importante per l’innovazione tecnologica.

Gli Stati Uniti devono recuperare in fretta il tempo perduto da Bush. Hanno perso terreno rispetto all’Europa e lo sanno. Perciò ora accelerano e puntano a riconquistare la leadership di questa nuova rivoluzione industriale. Di fronte ad un’Europa incerta e divisa il compito è facilitato.