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Coltan e sangue: meglio non sapere?

Si chiama coltan e sta li’, dentro telefoni cellulari e computer. Non e’ software ma un minerale che serve all’industria microelettronica. Prima di arrivarci pero’ deve essere estratto ed una delle aree da cui proviene e’ la Repubblica Democratica del Congo. Si trova in grandi quantita’ specialmente nella regione verso la frontiera con il Ruanda, l’Uganda ed il Burundi. Un territorio che dovrebbe ricordarci qualcosa…

L’high tech globalizzato ha radici anche nel cuore dell’Africa. A noi, che sappiamo a stento cos’e’ il coltan, non ci sfiora neppure l’idea che il suo commercio sia alla base di uno dei conflitti piu’ lunghi e sanguinosi del mondo. Dal 1997 ha fatto piu’ di quattro milioni di morti e ha condannato all’instabilita’ cronica un paese in cui il traffico di minerali pregiati (ci sono anche oro, diamanti, cobalto e rame) finanzia le mire dei signori della guerra.

L’obiettivo e’ una balcanizzazione dell’area che – dietro motivazioni etniche, accanto alle quali agiscono anche i rapporti difficili con il Ruanda – nasce dal disegno dei gruppi in lotta di ritagliarsi degli staterelli su misura, per controllare meglio lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo. Con la comunita’ internazionale che assiste senza scomporsi.

L’Onu ha basato la sua strategia di pacificazione sullo svolgimento di elezioni politiche. Le elezioni congolesi hanno avuto luogo due anni fa, il risultato e’ stato contestato dagli sconfitti e da allora la Repubblica Democratica del Congo e’ precipitata di nuovo nel caos. Senza sviluppo economico e senza sicurezza garantita da terzi la politica si e’ dimostrata impotente. La guerra civile e’ sfuggita ad ogni controllo e la comunita’ internazionale ne ha preso atto. Per non rischiare di violare la sovranita’ del paese, facendo riaffiorare i fantasmi della cattiva coscienza colonialista, ha preferito rinunciare a ogni ulteriore intervento lasciando che il paese si disgregasse.

Idem per quanto riguarda l’opinione pubblica mondiale. Per i media il problema quasi non esiste. Nella loro lista di priorita’ l’oppressione in Tibet o la tensione nei territori palestinesi sono argomenti che valgono molto di piu’ di quel che accade in questa parte d’Africa. Al cuore di tenebra si volge malvolentieri lo sguardo.

Cosi’ l’ennesima guerra del Congo passa sotto silenzio mentre il commercio di materie prime cresce florido. E noi, sensibilizzati ad indignarci per ogni delfino che soffre a causa del nostro appetito di tonno, usiamo ogni giorno laptop e telefonini del tutto ignari che ai costi di produzione andrebbe addebitata anche una catastrofe umanitaria. Sara’ forse perche’ gli strateghi del marketing trovano che sull’imballo bianco del mio Mac stonerebbe una scritta "nessun congolese e’ stato ammazzato per produrlo"?