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Ritorna alla casella Iran

"Put simply, what happens in the Middle East will not stay in the Middle East. From terrorism to nuclear proliferation to energy security, managing contemporary global challenges requires managing the Middle East".

Per metterla invece meno semplicemente, basta leggere il resto di quel che Richard N. Haass e Martin Indyk scrivono questo mese su Foreign Affairs. Dove si spiega perché nel gioco dell’oca mediorientale si torna sempre alla casella dell’Iran. E perché alla diplomazia Usa s’impone un netto cambiamento di rotta, dopo che per anni si è lasciata guidare quasi esclusivamente dalle ragioni della lotta al terrorismo e dopo che in tema di democrazia e libertà ha applicato troppo spesso la regola dei "due pesi due misure" (non riconoscendo i risultati di libere elezioni in Libano e Palestina, e sostenendo invece regimi molto carenti dal punto di vista democratico come Arabia saudita e Egitto). E come il calo del prezzo del petrolio può dare una mano ad una sostanziale revisione delle strategie di politica estera rivolte a quell’area. E come qualsiasi mossa debba essere veramente multilaterale, coinvolgendo tutti i paesi della regione oltreché Russia e Cina. E perché Gaza è il terreno in cui tutti gli attori di questa matassa misurano le proprie forze, incuranti della differenza tra il risiko giocato a tavolino e le macerie reali che seppelliscono centinaia di cadaveri.