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Il banchiere e il bombardino

Tutti d'accordo mentre si sfilavano i doposci per risalire a bordo dei loro executive jet. La superclass globalizzata – riunita a Davos – richiede, anzi esige, meglio ancora reclama, più regole e una supervisione più forte. La re-regulation è invocata da tutti: ovvero dagli stessi che fino all'anno scorso la consideravano una vera iattura, da tenere a grande distanza. Ma la coerenza è direttamente proporzionale alla floridezza dei conti; quando l'economia va male l'intervento dello Stato non è poi così sgradevole.

Al World Economic Forum il ritorno al pubblico per riparare i fallimenti del mercato ha raccolto grandi consensi. Molti però tenevano le dita incrociate dietro la schiena, preoccupati in cuor loro che l'intervento dei governi non stravolga troppo le regole della casa. Finora sono riusciti ad evitarlo, visto che – come ha detto Jeffrey Sachs, l'economista – dall'inizio della crisi i banchieri sono riusciti a intascare i massicci aiuti pubblici dei salvataggi senza dire una parola su come pensano di ripagarli e senza neppure tornare alla normale attività di credito. Anzi, molti hanno pensato bene di utilizzare parte degli aiuti per pagarsi le gratifiche di fine anno.

La centralità delle funzioni assolte dal sistema bancario sembrano aver assicurato una quasi-immunità a management e proprietari degli istituti di credito. Su queste premesse gli impegni per un nuovo ordine economico mondiale rischiano di essere un argomento da resort alpino: scompaiono una volta smaltito l'effetto del bombardino.