Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I belli e le bestie

I cardini del Piano casa – per quanto finora si è capito dalle parole di Silvio Berlusconi – sono due. Il primo: permettere ai proprietari di case di aggiungere senza troppe rotture di scatole qualche superfetazione qua e là: verandine, sopraelevazioni, appendici,  o nel migliore dei casi (per rifarsi al modello sociale al quale si ispira il presidente del consiglio) un paio di stanze in più per la villa sulla Costa smeralda. Il secondo: fare affidamento sul senso estetico degli italiani (sì, ha detto proprio così) per evitare che questa graziosa concessione si traduca in una colata di cemento sui mille preziosi borghi del nostro paese. Una fiducia decisamente ben riposta, a giudicare dai prodotti di buona parte dell'edilizia italiana nell'ultimo mezzo secolo.

Altri paesi invece – che non possono vantare il nostro gusto e  neppure, purtroppo per loro, un esercito di geometri pronti a mettersi all'opera per abbellire il paesaggio nostrano – sono costretti a rilanciare la propria edilizia (e per il tramite di questa l'intera economia) ripiegando su altre soluzioni. Come quella della ristrutturazione degli immobili esistenti, lasciando inalterati i volumi ma intervenendo per renderli più efficienti dal punto di vista energetico e più accoglienti in termini di comfort abitativo. Anziché costruire un nuovo tinello o trasformare in box auto il capanno degli attrezzi, naturalmente secondo i principi dell'estetica vitruviana, gli sventurati popoli sassoni debbono accontentarsi di trasformare i propri edifici in strutture più sostenibili e più adeguate dal punto di vista ambientale, ovvero weatherizing building per usare un'espressione che si sta diffondendo in quelle regioni. Dove non possono contare su una tradizione di stile costruttivo che discende direttamente da Leon Battista Alberti e Brunelleschi. Sventurati, appunto.