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Twitter in piazza

Se ancora ci fosse qualche dubbio, ecco un’altra prova di come i social network, intrecciandosi con le conseguenze della crisi economica, danno voce a nuove forme di organizzazione della critica. Da mesi si moltiplicano i segnali di instabilità nelle società dell’europa orientale, tra le più colpite dal ciclone che ha investito le economie mondiali. Dalla Lettonia alla Moldavia monta la protesta. E spesso protagonisti sono quei giovani nati e cresciuti negli anni della trasformazione tumultuosa da regimi comunisti in declino a economie liberiste incompiute. E’ la Twitter generation, che scende in piazza senza strutture di mobilitazione, partiti, o associazioni. Basta il passaparola della rete per disorientare le forze dell’ordine, abituate ancora all’idea di una sede da chiudere o un giornale da mettere a tacere. La rete offre una leva alla protesta spontanea, ampliandone la portata fino a dimensioni che un tempo erano accessibili esclusivamente alle grandi organizzazioni politiche e sindacali. Con la campagna elettorale americana avevamo visto in azione la capillarità e la forza organizzativa di Facebook. Con la protesta nei paesi dell’est europa stiamo vedendo alla prova l’efficacia di Twitter nel mobilitare la piazza. Due innovazioni non da poco, dopo decenni in cui le speranze di partecipazione sono state via via accantonate a favore di una politica che è tornata appannaggio di ristrette élite.