Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Se l’Airbus è tinto di giallo

La litania della Cina che, divenuta fabbrica del mondo, ha messo in ginocchio le nostre industrie e privato del lavoro gli operai occidentali andrebbe riconsiderata con una certa attenzione. Specie quando viene usata come base per affermare che ai paesi occidentali resta comunque un'indiscussa supremazia nella produzione di beni ad alto valore, ricchi di conoscenza e di innovazione. 

Questa visione va di pari passo con lo spauracchio della globalizzazione e serve, di tanto in tanto, per invocare barriere e per invocare una riconversione della nostra industria in chiave sempre più high tech. Mentre però da noi ci si cullava con l'immagine di una Cina che compete grazie ai grandi volumi e ai salari da fame, il suddetto impero di mezzo si dava da fare con investimenti in tecnologia e ricerca per dare la scalata alle produzioni a maggiore valore aggiunto. Disegnando la propria economia con l'obiettivo di competere anche nelle fasce di prodotto più alte e innovative. 

Cosicché oggi dagli hangar delle industrie cinesi escono i primi Airbus interamente assemblati in casa, mentre le produzioni a basso costo vengono sempre più delocalizzate nei paesi limitrofi. Pensavamo di essere stati lungimiranti, riservandoci il ruolo di assemblatori intelligenti di componenti a basso prezzo, fabbricate in paesi dove la manodopera abbonda. Esattamente quel che, con pragmatismo, la Cina ha dimostrato di saper fare, mentre noi ne discutevamo nelle conferenze. A questo punto sembra proprio urgente una strategia di riserva.